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Focus attualità

Il Ramadan ai tempi di Covid-19

Iftar di beneficenza a Dubai [Kertu - Shutterstock]

Una settimana di notizie e analisi dal Medio Oriente e dal mondo musulmano

Ultimo aggiornamento: 24/04/2020 15:05:36

I musulmani di tutto il mondo si apprestano a celebrare un Ramadan diverso rispetto agli anni precedenti, un mese che L’Orient le jour definisce “tetro” per le numerose attività che sono state sospese. Lo shaykh Mohamed Rashad Zaghloul ha pianto quando, nel primo giorno di chiusura di Al-Azhar, si è ritrovato a recitare la chiamata alla preghiera di fronte a una stanza completamente vuota, racconta il New York Times. La pandemia sta mettendo in ginocchio l’economia di molti Paesi e con la sospensione dei banchetti di beneficenza tipici di questo mese molte famiglie si troveranno ancora più in difficoltà.

 

Ma quella offerta dalla pandemia potrebbe anche essere occasione per vivere la propria fede in modo più intimo, scrive Orient XXI. Il tempo del Ramadan diventa allora davvero possibilità per purificare il corpo e lo spirito, per ripensare le proprie abitudini, abbandonare quelle nocive e interrogarsi sul domani. Come il digiuno spezza in qualche modo la routine quotidiana, così la quarantena può essere vista come una tregua più lunga dalla “vita normale”, un’occasione per riscoprire l’essenziale nella propria vita.

 

I luoghi di culto più importanti tra cui la Mecca resteranno chiusi, mentre le soap opera tipiche di questo periodo saranno garantite perché, nonostante le restrizioni, le produzioni non hanno smesso di girare. In Indonesia, primo Paese al mondo per presenza di musulmani, sono anche stati proibiti i viaggi di ritorno alle proprie famiglie che di solito caratterizzano il Ramadan. Tuttavia non è chiaro come verranno effettuati i controlli, e si presume che molte persone abbiano già fatto ritorno alle proprie famiglie dopo aver perso il lavoro a causa della crisi economica.

 

In Pakistan, invece, nonostante i diversi appelli da parte dei medici, le moschee resteranno aperte anche per il mese di Ramadan. Il governo ha così ceduto alle richieste degli imam, spiega il New York Times. I religiosi radicali hanno infatti visto crescere il loro potere a partire dagli anni ’80 con la guerra in Afghanistan e ora mantengono un forte controllo sulla società; già diverse settimane fa degli imam hanno convinto i religiosi a violare le regole imposte dal governo, e secondo alcuni l’assenza dei fedeli nelle moschee potrebbe portare, oltre a un calo delle donazioni sui quali le moschee stesse si reggono, anche un calo di influenza da parte degli imam.

 

Crisi di petrolio: il Golfo corteggia Pechino

 

Il crollo del prezzo del petrolio sotto lo zero avrà pesanti conseguenze per i Paesi del Golfo, indipendentemente dal fatto che sia una situazione temporanea o permanente. Secondo Al Jazeera la situazione odierna rispecchia la crisi degli anni ’80 che ha poi portato una serie di stravolgimenti geopolitici. Che tra questi stravolgimenti ci sia anche la possibilità di un’alleanza tra i Paesi del Golfo e la Cina? È quello che si chiede Orient XXI, concludendo però che i tempi non sono ancora maturi. Il coinvolgimento cinese nel Golfo dovrebbe prevedere una serie di prese di posizione a livello diplomatico che Pechino non è ancora disposta ad assumere. Ma è innegabile che, diminuendo l’influenza americana nell’area, i Paesi del Golfo stiano corteggiando il dragone, anche facendo considerevoli sconti sui barili di petrolio, nel caso dell’Arabia Saudita. Tecnica che potrebbe rivelarsi non proprio vantaggiosa, visto che l’economia cinese al momento sta ancora arrancando, scrive Al Monitor. Il crollo dei prezzi porterà allora più probabilmente a nuove tensioni tra gli Stati Uniti, la Russia e l’OPEC, e questo è probabilmente solo il primo atto del dramma. In questo contesto in cui tutto è fermo, Muhammad bin Salman fatica sempre di più a trovare una fonte di reddito che sostituisca il greggio, sul quale, nonostante le politiche degli ultimi anni, ancora si reggeva il Regno, commenta Bloomberg. MbS è fortemente criticato dal filo-Qatar Middle East Eye, secondo il quale il principe ereditario ha fatto una serie di errori economici e finanziari (la guerra sui prezzi con la Russia e una serie di pessimi investimenti che hanno di fatto diminuito il valore relativo dei fondi sovrani) a cui ora con la pandemia sarà sempre più difficile porre rimedio.

 

Come Israele ha evitato il quarto turno di elezioni

 

La foto della manifestazione a Rabin Square organizzata domenica scorsa dal gruppo chiamato Black Flag e pubblicate da Haaretz hanno fatto il giro del mondo. I manifestanti non si sono fatti scoraggiare dall’imposizione delle restrizioni sanitarie e, mantenendo due metri di distanza, hanno protestato contro le misure antidemocratiche messe in atto da Netanyahu per far fronte all’epidemia

 

Il giorno successivo Netanyahu e il suo principale rivale Benny Gantz hanno annunciato di aver trovato un accordo di governo in questo tempo di “urgenza nazionale”, evitando un quarto turno di elezioni. In base all’accordo, scrive Reuters, Netanyahu sarà a capo dell’esecutivo per i primi diciotto mesi per dare poi il cambio a Gantz nei successivi diciotto. Secondo Le Monde, anche se il passaggio di testimone sarà automatico, restano dei forti elementi di incertezza nelle istituzioni israeliane: l’unico atto politico previsto dall’accordo è l’annessione dei territori palestinesi occupati, la quale richiederà comunque l’approvazione di Washington. L’unico elemento stabile resta Netanyahu che, anche se non è riuscito a evitare il processo nei propri confronti, ne esce in ogni caso come vincitore, secondo Haaretz, essendo riuscito a portare Gantz da avversario politico a principale alleato.

 

Nel frattempo il Paese cerca di far fronte alla pandemia collaborando con i propri vicini. El Paìs infatti racconta di come la pandemia abbia permesso a Hamas e Israele di trovare un punto di incontro: un aumento dei casi a Gaza non gioverebbe nemmeno allo Stato ebraico, mentre la Striscia soffre di una forte carenza di materiale sanitario. È così che Hamas ha deciso di negoziare la riconsegna di due civili israeliani in cambio di respiratori nell’eventualità che si diffonda il virus, che finora ha contagiato solo 13 persone grazie all’isolamento in cui verte Gaza da anni.

 

In breve

 

Non solo in Israele, anche in Iraq si continua a protestare con mascherine, guanti e mantenendo una distanza di un metro e mezzo, come si vede in questo video.

 

Il Coronavirus in Sudan rischia di esacerbare le tensioni tra politici e militari durante il fragile processo di transizione democratica (New York Times)

 

Nonostante la pandemia stia continuando a colpire severamente l’Iran, i pasdaran hanno lanciato i primi missili satellitari, e le tensioni con gli Stati Uniti non danno segno di affievolirsi (Le Monde)  

 

I contagi di Coronavirus in Afghanistan si sono diffusi anche al palazzo presidenziale, e ora si teme per la salute di Ashraf Ghani (BBC)

 

In Germania si terrà un primo processo contro due funzionari del governo siriano accusati di aver commesso crimini di guerra durante il conflitto in Siria (La Croix)

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