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Islam

I boy scout musulmani

Gruppo scout in Libano. © Dave Collier

Il fondatore del movimento in Francia ci racconta come la costruzione di un Islam d’Europa passi attraverso l'educazione dei giovani

Shaykh Khaled Bentounès, algerino, è guida spirituale sufi, tra i più attivi attori del dialogo interreligioso in Francia. Nel 1990 ha fondato il movimento degli scout musulmani nel Paese. Oggi, con il rafforzarsi degli estremismi, il movimento svolge un ruolo di formazione importante: “La maggior parte dei genitori che si rivolgono allo scoutismo musulmano di Francia sono preoccupati di proteggere i loro figli dalla deriva di un insegnamento che, con il pretesto della religione, può condurli alla radicalizzazione, l’intolleranza o peggio ancora al jihadismo”, ci dice in un’intervista. Com’è nata l’idea di fondare questo movimento? Fin dalla sua nascita nel 1907, il principio dello scoutismo ha trovato un’eco favorevole in tutti i Paesi musulmani quale mezzo di educazione dei giovani. Storicamente esso si è diffuso dagli anni ’20, tanto in Africa settentrionale quanto in Medio Oriente. Oggi, secondo l’Organizzazione mondiale del movimento scout, rappresenta un terzo dei 30 milioni di membri nel mondo. Era diventato evidente, soprattutto in Francia dove l’Islam è la seconda religione, e a causa della presenza sempre più cospicua della diaspora musulmana in Europa, che bisognava rispondere alla domanda crescente di genitori preoccupati per l’educazione dei loro figli. Tanto più che la filosofia educativa di risveglio alla cittadinanza, alla responsabilità e all’agire bene dello scoutismo si colloca in perfetta continuità con la nozione tradizionale della cavalleria. Si tratta della trasmissione di valori nobili e universali quali la difesa del debole, della pace nella società, e l’ospitalità. Che cosa caratterizza lo scoutismo musulmano d’Europa? Pur nella diversità religiosa e filosofica, il movimento scout partecipa a una missione dalla portata universale, che riguarda tanto noi quanto le generazioni future. È fondamentale per costruire la coscienza dei legami fraterni che uniscono la famiglia umana, favorire l’impegno cittadino, una visione comune e una volontà di vivere meglio insieme, conoscersi meglio e riconoscerci nelle nostre città, quartieri e istituzioni. Opera anche per sensibilizzare i giovani alla natura e proteggere gli ecosistemi che oggi sono minacciati. Uno degli obbiettivi dello scoutismo musulmano è la diffusione dell’Islam. Quali attività organizzate per raggiungere questo obbiettivo e quale Islam insegnate? Quanto all’insegnamento della tradizione musulmana, la linea dello scoutismo musulmano di Francia è chiara e priva di ambiguità. Tramite il risveglio alla spiritualità musulmana, esso accompagna i giovani nella costruzione del loro progetto di vita attraverso tre dimensioni: la dimensione culturale, che favorisce la costruzione di uno zoccolo solido di conoscenze e consente di sviluppare la responsabilità individuale restituendo alla ragione il suo posto; la dimensione culturale, ovvero la Cultura della Pace, che si fonda sul principio della sacralità della vita e chiede un lavoro su se stessi per trovare l’equilibrio e far emergere l’artigiano di pace; e la dimensione spirituale, cioè la ricerca del senso che diamo alle nostre azioni e alle situazioni della vita per costruire un mondo in sinergia l’uno con l’altro e non l’uno contro l’altro. Non si tratta perciò di un insegnamento religioso, ideologico, politico o settario. Quanti sono i membri dello scoutismo musulmano d’Europa? Da venticinque anni diverse migliaia di ragazze e ragazzi, in Francia e in Europa, hanno potuto beneficiare della proposta educativa del movimento degli scout musulmani di Francia. Tutti, senza eccezione, sostengono l’Islam di pace e del vivere insieme nella comunità nazionale. Che cosa motiva le famiglie musulmane in Europa a iscrivere i loro figli agli scout? La maggior parte dei genitori che si rivolgono allo scoutismo musulmano di Francia sono preoccupati di proteggere i loro figli dalla deriva di un insegnamento che, con il pretesto della religione, può condurli alla radicalizzazione, l’intolleranza o peggio ancora al jihadismo. Occorre riconoscere però che lo scoutismo musulmano di Francia, a venticinque anni dalla sua nascita, resta sconosciuto ai più a causa delle limitate risorse economiche del movimento. I mass media non fanno alcuno sforzo per diffonderne la conoscenza. I ragazzi possono beneficiare di uscite nella natura, viaggi, incontri, scambi e partecipano a lavori di gruppo volti alla crescita personale e all’apprendimento della democrazia. Negli ultimi anni in Europa si parla molto del pericolo della radicalizzazione dei giovani musulmani immigrati. Lo scoutismo può svolgere un ruolo di prevenzione? I giovani che si iscrivono non sono affatto immigrati. Sono nati per la maggior parte in Francia o in Europa, dove vivono da due o tre generazioni e sono completamente integrati nella società. Sono di formazione e cultura europee. Catalogarli come cittadini a parte per le loro convinzioni religiose è una visione che non riflette la realtà. Loro desiderano essere cittadini a tutti gli effetti pur restando legati alla tradizione musulmana. Il fatto di stigmatizzare l’Islam e assimilarlo all’islamismo oggi crea una vera e propria frattura nella società. Lo scoutismo, in quanto movimento di educazione popolare, non è forse nella posizione giusta per educare a questo ideale? Però ha i mezzi e l’aiuto necessario per offrire una risposta coerente e salvatrice? Solo una decisione politica a livello europeo può fornire una risposta per il futuro e bloccare la radicalizzazione che tocca una gioventù priva di punti di riferimento. Lo scoutismo musulmano potrebbe creare un ponte tra l’Islam e i valori europei? Dopo un’esperienza di 25 anni la risposta è certamente sì. L’impegno dello scoutismo musulmano francese sul campo, sulle due rive del Mediterraneo, con progetti concreti realizzati assieme ad altri movimenti scout – marocchini, algerini, tunisini, siriani, libanesi, turchi, egiziani, libici - lo dimostra. In uno di questi progetti, la Fiamma della Speranza nel 2007 ha fatto il giro di trenta città francesi da Bordeaux a Parigi. Nel 2009 ha fatto il giro del bacino mediterraneo (Parigi, Roma, Tripoli, Tunisi, Algeri). Nel 2011 ha lanciato lo slogan “Je vote donc je suis” con un nuovo giro della Francia che ha unito ex combattenti e giovani, e si è concluso a Parigi sotto l’Arco di Trionfo. Qui ha ravvivato la Fiamma del Milite ignoto alla presenza dei rappresentanti dei corpi dello Stato e sempre in assenza dei media. Nel 2013, nella Parigi-Berlino, la Fiamma è stata accolta dal Presidente della Repubblica federale tedesca. Gli intellettuali musulmani invitano spesso a riformare l’Islam. Lo scoutismo musulmano potrebbe essere uno strumento per realizzare la riforma? Dipende da ciò che s’intende per riforma. Il movimento degli scout musulmani di Francia non ha alcuna pretesa né vocazione a interferire in un dibattito teologico, dogmatico o religioso, che spetta in primo luogo agli intellettuali, ai dotti musulmani e ai politici degli Stati musulmani. Il suo compito è educare i giovani a imparare a confrontarsi e non fare a botte, promuovere la cultura della pace e la fratellanza universale tra i giovani che oggi si sentono impotenti in un mondo che non comprendono, preparandoli a costruire il futuro l’uno con l’altro, non l’uno contro l’altro.

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