Il Bangladesh è tra i primi sei Paesi al mondo per numero di emigranti. Anche se il Regno Unito rappresenta da sempre la principale meta per i bangladesi, negli ultimi tempi l’Italia è diventata una destinazione molto ambita

Ultimo aggiornamento: 20/03/2024 14:44:03

Il Bangladesh è tra i primi sei Paesi al mondo per numero di emigranti: in media 400.000 bangladesi partono ogni anno[1]. Secondo le stime, circa 14,8 milioni di bangladesi vivono e lavorano in 157 Paesi come residenti permanenti o temporanei[2]. Mentre i migranti temporanei prediligono i Paesi del Medio Oriente e gli Stati del Sud-Est asiatico di nuova industrializzazione, quelli stabili preferiscono da sempre l’Europa, principalmente a causa dell’influenza del colonialismo britannico. Tra i Paesi europei, il Regno Unito e l’Italia sono le mete più popolari tra i migranti bangladesi. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM, 2021), l’Europa ospita attualmente 456.516 migranti bangladesi, la maggior parte dei quali (241.799 persone) si trova nel Regno Unito, subito seguito dall’Italia (135.468 persone)[3].

 

Per diversi decenni l’immigrazione dei bangladesi in Europa è stata in gran parte irregolare. Nonostante ora i flussi siano in calo, il Bangladesh rimane il principale Paese di partenza dei migranti irregolari che attraversano il Mediterraneo e le varie frontiere europee di terra. La maggior parte di essi ambisce a raggiungere l’Europa del Sud, in particolare l’Italia. Per fare un esempio, nel 2021 sono arrivati illegalmente in Europa, e in particolare in Italia, quasi 9.000 bangladesi. Di questi, circa 7.600 persone avevano seguito la rotta del Mediterraneo centrale, 600 quella del Mediterraneo orientale e 437 sono entrati attraverso i Balcani occidentali[4].

 

Questo articolo presenta i risultati di una ricerca qualitativa condotta tra Italia, Regno Unito e Bangladesh nel periodo compreso tra il 2017 e il 2022. Il suo obiettivo è analizzare le dinamiche del processo migratorio dal Bangladesh all’Italia, concentrandosi in particolare su tre ambiti di indagine: la storia dell’immigrazione dal Bangladesh all’Italia; i fattori che spingono i bangladesi a emigrare in Italia; le rotte e i network di questa emigrazione.

 

Storia dell’immigrazione dal Bangladesh all’Italia

 

Anche se il Regno Unito rappresenta da sempre la meta privilegiata dei migranti stabili del Bangladesh, negli ultimi tempi l’Italia è diventata una delle loro principali destinazioni europee[5]. Mentre l’emigrazione dei bangladesi verso il Regno Unito è un’eredità del periodo coloniale, il loro arrivo in Italia è invece il risultato del più recente processo di globalizzazione: questi due Paesi, infatti, sono distanti geograficamente, non sono legati da un passato coloniale né hanno legami religiosi e linguistici[6]. Nel corso degli anni Novanta, inoltre, Paesi europei come Germania, Francia e Paesi Bassi hanno adottato politiche migratorie restrittive e impedito ai migranti irregolari di legalizzare la propria permanenza. In Italia, invece, le politiche migratorie più flessibili e le regolarizzazioni periodiche hanno incoraggiato i bangladesi a immigrare[7].

 

I bangladesi iniziarono ad arrivare in Italia alla fine degli anni Ottanta, ma inizialmente il loro numero era piuttosto esiguo (nel 1987 se ne contavano circa 600 a Roma, città in cui si formò la prima comunità). Essi provenivano non solo da altri Paesi dell’Unione Europea, come Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Grecia, ma anche da Paesi del Medio Oriente come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e si trovavano in situazioni diverse: alcuni erano studenti, altri lavoratori temporanei, altri ancora migranti irregolari. Nel decennio successivo, molti ottennero un permesso di soggiorno grazie alla legge Martelli del 1990, e il loro numero a Roma cominciò a crescere considerevolmente. Dopo il 1996, in seguito a una seconda sanatoria, i bangladesi si trasferirono in altre città italiane in cerca di migliori condizioni sociali, prospettive lavorative e salari. Da allora molti si sono stabiliti a Milano, Bologna, Padova, Venezia e Vicenza. Tuttavia, sembra che un gran numero di questi, una volta ottenuta la cittadinanza, abbia lasciato l’Italia per altri Paesi dell’Unione Europea, soprattutto il Regno Unito[8].

 

Motivi dell’emigrazione e reti

 

Rispetto all’Italia, il Bangladesh si trova in una posizione svantaggiata in termini di disuguaglianza globale. I bangladesi sono perciò spinti a migrare in Italia per ottenere migliori opportunità di lavoro e di reddito, standard di vita più elevati e una maggiore tutela dei diritti umani. D’altra parte essi abbandonano il proprio Paese a causa dell’assenza di prospettive di lavoro, della cattiva situazione economica e dell’instabilità politica. In tal senso, la decisione di emigrare in Italia è stata spesso considerata una strategia volta a sostenere il tenore di vita delle famiglie rimaste in Bangladesh, garantendo assistenza sanitaria, istruzione e altre necessità quotidiane. Come afferma un bangladese intervistato nel corso dell’indagine:

Vengo da una famiglia della classe media e sono emigrato per sostenere finanziariamente mio padre, mia madre e i miei fratelli. Il mio obiettivo è raggiungere il successo economico e sociale per garantire una vita migliore alla mia famiglia. È questo ad avermi spinto in Europa. (Sayed, Italia)

 

Storicamente, gli immigrati bangladesi considerano l’Europa una terra di opportunità dal punto di vista della mobilità economica e sociale. Coloro che ambiscono a lasciare il Bangladesh sono fermamente convinti che emigrare verso l’Europa sia la chiave per ottenere maggiore capacità economica e migliori condizioni di vita, in quanto notano un miglioramento della situazione economica delle famiglie dei migranti che sono rimaste in patria. Questa sorta di “potere dell’emigrazione” si manifesta nell’acquisizione di case, terre, proprietà immobiliari e beni esteri esibiti dai propri parenti o da vicini che hanno inviato uno o più dei loro famigliari in Europa. Stando alle risposte degli intervistati, quando questi cambiamenti economici e materiali avvengono dopo l’emigrazione, le famiglie dei migranti acquisiscono un nuovo status sociale ed economico. Per questo motivo, anche i non migranti aspirano a lasciare il Paese per l’Italia, nella speranza di migliorare la posizione sociale ed economica della propria famiglia incrementando la loro ricchezza.

Molte persone della mia zona hanno avuto successo emigrando in Italia. Sono stati in grado di apportare notevoli migliorie alle loro case, compresa la costruzione di nuovi edifici e l’acquisto di terreni. Ciò mi ha spinto a emigrare con la speranza di guadagnare una considerevole quantità di denaro per acquistare terreni e costruire nuove case nei miei villaggi. È per questo che sono emigrato in Italia. (Shorif, Italia)

 

Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia è diventata una meta ambita dagli aspiranti emigranti bangladesi per via del suo mercato del lavoro inclusivo e delle sue politiche migratorie blande. In questo quadro, i legami transnazionali tra coloro che rimangono in Bangladesh e le loro famiglie, i loro amici o i loro conoscenti che vivono in Italia svolgono un ruolo cruciale nella scelta di partire. La rete sociale transnazionale fornisce infatti ai futuri migranti un’immagine dell’Italia come destinazione ideale, lasciando passare il messaggio che vi si possa guadagnare bene anche senza avere i documenti in regola, cosa che non sarebbe possibile in altri Paesi dell’Unione. Gli emigranti sono inoltre motivati dalla possibilità di essere regolarizzati in breve tempo grazie alle sanatorie. Un ulteriore incentivo è l’opportunità di diventare cittadini italiani, e quindi la possibilità di trasferirsi in un secondo momento in altri Paesi dell’Unione Europea.

 

La decisione di emigrare verso l’Italia è inoltre influenzata anche dalla “cultura della migrazione” dal Bangladesh ai Paesi dell’Europa meridionale emersa negli anni Novanta. Da allora, ogni anno molti bangladesi lasciano il loro Paese per raggiungere l’Italia in maniera irregolare. Le storie di successo di quanti sono riusciti a cambiare il proprio status da immigrati irregolari a cittadini italiani dopo dieci anni di residenza continuativa costituiscono una fonte di ispirazione per i connazionali rimasti in patria.

Speravo in una vita migliore. In quel periodo tutti i miei amici avevano lasciato il Paese per l’Italia. Alcuni di loro hanno aperto attività in proprio e ce l’hanno fatta. Con le loro storie sono diventate una fonte di ispirazione. Mi hanno detto “siamo venuti tutti qui, dovresti venire anche tu”. (Moktar, Italia)

 

In Bangladesh, a causa dell’instabilità politica, tra le famiglie economicamente benestanti sta crescendo la tendenza a investire nell’emigrazione internazionale piuttosto che avviare attività a livello locale. A tal riguardo, gli intervistati spesso affermano che le loro famiglie non erano interessate a sostenere le loro attività imprenditoriali in Bangladesh, ma che erano disposte a contribuire con grosse somme di denaro, tra i 12 e i 14 mila euro, per farli emigrare irregolarmente in Italia.

Pensano [i genitori] che investire denaro qui [Bangladesh] significhi sprecarlo. Ma per quanto possa costare il viaggio in Italia, lo combinano. Vedendo il miglioramento delle condizioni delle famiglie dei migranti, pensano che se io vado in Italia loro [i genitori] riceveranno nel giro di pochi giorni il doppio o il triplo del denaro che hanno investito per me. (Salam, Italia)

 

Le rotte dell’emigrazione

 

Vari studi hanno dimostrato che i migranti del Bangladesh utilizzano sia canali regolari che irregolari per arrivare in Italia. Nel primo caso, solitamente migrano grazie a permessi brevi, come visti garantiti da uno sponsor, visti per lavoro stagionale, visti turistici e di formazione; utilizzano persino visti Schengen da altri Stati dell’Unione Europea. Tuttavia, molti di loro scelgono di restare oltre la scadenza del visto, dal momento che trovano opportunità di lavoro nell’economia sommersa e sperano di regolarizzare la propria condizione di migranti irregolari attraverso le sanatorie periodiche emanate dal governo italiano. Negli ultimi anni i visti per il ricongiungimento familiare sono diventati lo strumento più utilizzato dai bangladesi per entrare legalmente in Italia.

 

Tuttavia, si ritiene che la maggior parte degli immigrati bangladesi sia entrata in Italia in maniera irregolare. Dal momento che la linea costiera italiana è molto estesa, la “facilità di ingresso” ha favorito l’immigrazione irregolare. In particolare, i migranti bangladesi solitamente raggiungono l’Italia seguendo sei rotte diverse, che includono una combinazione di aria, terra e mare.

 

Nel caso delle rotte aeree e terrestri, i Paesi dell’Europa orientale sono serviti da importanti destinazioni intermedie per i migranti del Bangladesh, in particolare per quelli arrivati nei Paesi dell’Unione Europea negli anni Novanta. La prima tappa del viaggio consisteva nel volare in Romania, Ungheria, Austria o Bulgaria con un visto turistico della durata di una o tre settimane. La parte successiva del viaggio prevedeva l’attraversamento dei confini di diversi Paesi della UE prima di arrivare finalmente in Italia. Durante le interviste è emerso che i punti di ingresso sono collocati lungo le frontiere di terra con Svizzera, Austria e Slovenia. Inoltre, negli anni Novanta un numero significativo di migranti bangladesi ha seguito le rotte che portavano al confine orientale dell’Europa. Tipicamente, arrivavano prima in Ucraina, Bielorussia o nella Federazione Russa con un visto di studio o di lavoro, e poi attraversavano i Paesi dell’Europa orientale come Ungheria, Lituania, Polonia e Romania per raggiungere l’Italia. Inoltre, negli ultimi anni, i migranti del Bangladesh hanno utilizzato anche la rotta dei Balcani occidentali, che arriva in Italia passando per la Macedonia del Nord, l’Albania, il Montenegro, la Serbia, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia e la Slovenia. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel 2020 8.844 bangladesi hanno utilizzato questa rotta per entrare in Europa[9].

 

Tuttavia, a partire dal 2000, i bangladesi hanno utilizzato per lo più rotte aeree e marittime per raggiungere in modo irregolare l’Italia, e la rotta del Mediterraneo centrale è risultata quella più frequentata. Si stima che tra il 2009 e il maggio 2021 62.583 migranti provenienti dal Bangladesh siano entrati in Europa attraverso di essa[10]. Le interviste hanno mostrato come molti bangladesi che scelgono di attraversare il Mediterraneo centrale di solito arrivino prima in un Paese mediorientale con un visto turistico per poi trasferirsi in Libia, dove intraprendono la pericolosa traversata per raggiungere l’isola di Lampedusa. Ma questi migranti utilizzano anche la rotta del Mediterraneo occidentale per entrare illegalmente in Europa. In questo caso entrano prima in Algeria con un visto turistico e poi attraversano la frontiera di terra ed entrano in Marocco. Infine, raggiungono la Spagna, soprattutto le Canarie, con i barconi. In seguito, molti di loro si trasferiscono in Italia via terra.

 

Ma i migranti irregolari possono anche ricorrere a una combinazione di più rotte, utilizzando per esempio quella del Mediterraneo orientale e arrivare dalla Grecia o da Cipro passando per la Turchia. Negli ultimi anni, però, sono state applicate diverse restrizioni: la Grecia ha eretto muri al confine, utilizzato avanzati strumenti di sorveglianza tecnologica e adottato tecniche di respingimento nel Mar Egeo. Anche il muro di confine alla frontiera tra Turchia e Iran è stato ampliato per impedire gli ingressi irregolari, con controlli più severi che prevedono anche l’arresto dei clandestini. Di conseguenza, la rotta turco-greca è stata quasi completamente chiusa e i trafficanti hanno scoperto una rotta alternativa per trasportare i migranti dalle coste della Turchia e del Libano all’Italia.

 

Le reti sociali transnazionali svolgono un ruolo cruciale nel determinare la rotta dei migranti bangladesi irregolari. Nella maggior parte dei casi, prima della partenza, i famigliari e i parenti degli aspiranti migranti che si trovano già in Italia prendono contatto con degli intermediari. Attraverso di loro negoziano e contrattano con i trafficanti il costo del viaggio, i metodi di pagamento e l’itinerario. Questa rete fornisce ai futuri migranti informazioni sul percorso, sui Paesi di transito e sugli intermediari che incontreranno durante il viaggio dal Bangladesh all’Italia. Tuttavia, gli intervistati che non avevano parenti stretti nei luoghi di arrivo hanno dovuto relazionarsi personalmente con gli intermediari. In questi casi, i migranti scelgono gli intermediari sulla base della fiducia e del prezzo, seguendo i consigli dei vicini che in precedenza si sono serviti di queste rotte irregolari per arrivare in Italia.

 

Conclusioni

 

La migrazione dei bangladesi in Italia è largamente influenzata da queste reti sociali transnazionali che connettono i bangladesi rimasti in Patria e i loro familiari, amici e vicini già residenti in Italia. La decisione di emigrare viene anche determinata osservando il progresso economico e il miglioramento materiale dei famigliari che sono arrivati illegalmente in Europa. Anche la crescente “cultura dell’emigrazione” verso l’Europa meridionale, emersa in Bangladesh a partire dagli anni Novanta, ha influito molto sulla decisione di partire per l’Italia. Inoltre, i bangladesi che emigrano irregolarmente utilizzano sei rotte diverse per raggiungere l’Italia, che includono una combinazione di rotte aeree e marittime, aeree e terrestri e persino rotte aeree, terrestri e marittime. Mentre negli anni Novanta la maggior parte dei bangladesi seguiva le rotte dell’Europa orientale e dell’Est per arrivare nei Paesi dell’Unione Europea, negli ultimi tempi la rotta del Mediterraneo centrale è diventata quella più utilizzata.

 

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Oasiscenter
Abbiamo bisogno di te

Dal 2004 lavoriamo per favorire la conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani e studiamo il modo in cui essi vivono e interpretano le grandi sfide del mondo contemporaneo.

Chiediamo il contributo di chi, come te, ha a cuore la nostra missione, condivide i nostri valori e cerca approfondimenti seri ma accessibili sul mondo islamico e sui suoi rapporti con l’Occidente.

Il tuo aiuto è prezioso per garantire la continuità, la qualità e l’indipendenza del nostro lavoro. Grazie!

sostienici


[1] International Labour Organization Country Office for Bangladesh (ILO), Labour Migration from Bangladesh, 2023,  https://www.ilo.org/dhaka/Areasofwork/labour-migration/lang--en/index.htm
[2] Repubblica Popolare del Bangladesh. Bureau of Manpower, Employment, and Training (BMET), Overseas employment and remittances of Bangladeshi workers from 1976 to 2022, 2022, http://www.old.bmet.gov.bd/BMET/viewStatReport.action?reportnumber=16
[3] Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), Bangladeshi Migrants in Europe 2021: A multiple source snapshot, 2021, https://bangladesh.iom.int/sites/g/files/tmzbdl1006/files/documents/bangladeshi-migrants-in-europe-2021.pdf
[4] Arafatul Islam, Why do many Bangladeshi migrants take irregular routes to Italy?, «Info
Migrants» (2022). Disponibile a questo link: https://www.infomigrants.net/en/post/38339/why-do-many-bangladeshi-migrants-take-irregular-routes-to-italy
[5] Mohammad Morad e Devi Sacchetto, Multiple migration and use of ties: Bangladeshis in Italy and beyond, «International Migration», vol. 58, n. 4 (2020), pp. 154-167.
[6] Melanie Knights, Bangladeshi immigrants in Italy: from geopolitics to micropolitics, «Transactions of the Institute of British Geographers», vol. 21, n. 1 (1996), pp. 105-123.
[7] Mohammad Morad e Jure Gombač, ‘Probashi’ in Italy. New Destinations: Trends, Origins, and Profiles of Bangladeshi Migrants in Padova and Cadoneghe, «Dve Domovini/Two Homelands», vol. 47, n. 1 (2018), pp. 37-52.
[8] Mohammad Morad, Francesco Della Puppa e Devi Sacchetto, The dark side of onward migration: experiences and strategies of Italian-Bangladeshis in the UK at the time of the post-Brexit referendum, «British Journal of Sociology», vol. 72, n. 5 (2021), pp. 1311-1324; Mohammad Morad e Devi Sacchetto, For the future of the children: The onward migration of Italian Bangladeshis in Europe, «International Migration», vol. 59, n. 6 (2020), pp. 142-155.
[9] Bangladeshi Migrants in Europe 2020: A multiple source snapshot,  «International Organization for Migration» (IOM), (2020) https://dtm.iom.int/reports/bangladesh-%E2%80%93-bangladeshi-migrants-europe-2020
[10] Irregular Migration: Over 62,000 Bangladeshis entered Europe last decade, «The Daily Star», 30 luglio 2021, https://www.thedailystar.net/news/trafficking/news/irregular-migration-over-62000-bangladeshis-entered-europe-last-decade-2140536

 

Tags