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Religione e società

"La commistione tra Islam e politica ha fatto sfociare l’Islam nel terrorismo"

Un'immagine dei momenti successivi alla sparatoria nel locale gay di Orlando, Florida

Rassegna della stampa araba

Dopo la strage di Orlando, un giornalista saudita solleva una critica: "La maggior parte dei popoli islamici cerca una via di fuga, eludendo la verità e inventando ragioni presunte"

 

 

Al-Jazeera, 14 giugno 2016. Di Muhammad Āl al-Shaykh

 

 

So con certezza che la maggior parte dei popoli islamici odia la verità, cerca la via della fuga, eludendola e inventando delle ragioni presunte. Ho maturato questa certezza dopo aver scritto periodicamente e osservato, per oltre quindici anni, le reazioni che suscitano i miei scritti.

 

 

Dopo l’11 settembre ci siamo ostinati, abbiamo imbrogliato e rifiutato di accettare la verità, il fatto cioè che gli attentatori fossero musulmani arabi, e abbiamo detto che questo crimine efferato non aveva nulla a che vedere con l’Islam e con i musulmani, ma era un complotto dei nemici sionisti. Finché ha fatto la sua comparsa Bin Laden, criminale deceduto, che ha rivendicato l’attentato.

 

 

Ieri un afgano di origini musulmane ha fatto irruzione in una discoteca per gay a Orlando in America con un kalashnikov, ha ucciso 50 persone e ne ha ferite altre 53 in uno dei più grandi attentati terroristici dopo quello dell’11 settembre. Questo fatto avrà sicuramente conseguenze gravi per l’immagine dell’Islam tra gli americani e contribuirà a rafforzare i sentimenti di odio verso i musulmani da parte americana, in particolare ora che la battaglia presidenziale è alle porte e la lotta tra i candidati del partito Repubblicano e Democratico divampa. In questo periodo in particolare, ciascun candidato cercherà di polarizzare i sentimenti degli elettori e ottenere il loro voto. Non ho il benché minimo dubbio che il candidato di estrema destra, Donald Trump, sfrutterà questo attentato terroristico per rafforzare la sua celebre presa di posizione razzista contro i musulmani, e la candidata Hillary Clinton sarà costretta a tenere il passo con lui. I primi perdenti saranno gli americani musulmani, poi i musulmani di ogni parte del mondo. Sarà una sconfitta per la reputazione e l’immagine dell’uomo musulmano, dubiteranno di lui e lo accuseranno di terrorismo, ovunque egli andrà.

 

 

Come dissi in occasione degli eventi dell’11 settembre, e come ribadisco ora, la commistione tra Islam e questioni politiche ha fatto sfociare l’Islam nella violenza e nel terrorismo. Certo, non vi è relazione tra l’Islam e il terrorismo, ma chiunque creda che l’Islam debba entrare nelle questioni politiche, ne fornisca la categoria, e difenda ciò in cui si avventurano i movimentisti sedicenti musulmani è responsabile del terrorismo, sia che condanni questi crimini sia che li accolga.

 

 

L’Islam è prima di tutto il rapporto tra l’uomo e il suo Signore, un rapporto riassunto dai cinque pilastri dell’Islam, che sono le costanti in ogni tempo e in ogni luogo. Il resto, come dico e ripeto sempre, sono questioni puramente terrene […], stabilite dalle necessità contingenti. I sedicenti musulmani politicizzati rifiutano le realtà storiche nonostante queste siano confermate come tali, e non ritengono necessario accompagnarle con cambiamenti di natura contingente. Il risultato della divergenza tra le condizioni del passato e le necessità del presente è il fallimento dei sedicenti musulmani e delle loro teorie. Ciò ha fatto sì che l’Islam diventasse per i musulmani politicizzati uno strumento di violenza e terrorismo.

 

 

Perciò io dico che il terrorismo continuerà a minacciare il mondo da un capo all’altro fintanto che i musulmani non si convinceranno fermamente a tenere lontana la loro religione, il lecito (halāl) e l’illecito (harām) dai corridoi della politica. La religione è costante, non muta, mentre la politica deve mutare per adeguarsi alle condizioni e alle necessità mutevoli.

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