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Islam

Le Facoltà islamiche dei Balcani: un modello per l’Europa?

La moschea di Sarajevo [Julian Nyča - Wikimedia Commons]

Dal 1992 è cresciuto nei Balcani il bisogno di imam e insegnanti di religione islamica e con esso i centri di formazione. E ora queste istituzioni ambiscono a diventare un punto di riferimento anche per le comunità musulmane dell’Europa occidentale

Questo articolo è pubblicato in Oasis 29. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 17/03/2020 14:21:10

Dopo il 1992, negli Stati nati dalla disgregazione della Jugoslavia è cresciuto il bisogno di imam e insegnanti di religione islamica. Per rispondere a questa necessità sono stati creati diversi centri d’insegnamento superiore, che sin dalla loro fondazione hanno dovuto fare i conti con la difficile realtà della guerra. Alcune di queste istituzioni ambiscono ora a diventare un punto di riferimento anche per le comunità musulmane dell’Europa occidentale.

 

 

Gli istituti superiori per la formazione degli insegnanti di religione islamica e degli imam nei Paesi balcanici hanno una rilevanza che trascende i confini di questa regione. I Balcani fanno infatti parte a pieno titolo della storia religiosa dell’Europa e non è possibile capire l’evoluzione delle loro comunità islamiche senza considerare le tendenze sviluppatesi più in generale nel resto del continente. Inoltre, molti di coloro che oggi lavorano nell’Europa centrale o occidentale come insegnanti di religione o imam si sono formati nelle istituzioni educative dei Paesi balcanici. Per riflettere su tali aspetti, questo articolo si concentra in particolare sulla Bosnia-Erzegovina, ma senza tralasciare la situazione degli Stati vicini.

 

La formazione islamica in Bosnia-Erzegovina

Quando si parla di istruzione islamica superiore nel contesto della Bosnia-Erzegovina è d’obbligo menzionare innanzitutto la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo (nota dal 1977 al 1992 con il nome di Facoltà di Teologia islamica[1]), fino a oggi l’istituto educativo di grado più elevato della comunità islamica del Paese[2].

 

Negli ultimi vent’anni la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo ha rappresentato una delle principali istituzioni educative islamiche in Bosnia-Erzegovina Ma l’esperienza della Facoltà di Studi islamici di Sarajevo, e per molti versi di tutte le Facoltà di Studi islamici (o Facoltà di Pedagogia islamica) esistenti in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani, si radica a sua volta nella pratica e nella tradizione educativa delle istituzioni che le hanno precedute. Tra queste vi sono la madrasa Gazi Husrev Beg di Sarajevo, fondata nel 1531, che per molto tempo ha rappresentato il più importante centro d’insegnamento islamico dei Balcani occidentali[3]; la Scuola di Magistratura islamica, aperta a Sarajevo nel 1887 sotto la monarchia austro-ungarica[4]; la Dar al-Muallimin, cioè la scuola per gli insegnanti di religione islamica, aperta nel 1892 a Sarajevo e chiusa dopo la prima guerra mondiale; la madrasa distrettuale di Sarajevo, inaugurata nel 1916-17 e chiusa dopo alcuni anni di lavoro “sperimentale”; la madrasa Alijja, aperta nell’anno a.a. 1930/1931 come istituto superiore annesso alla madrasa Gazi Husrev Beg, ma che ebbe vita breve; infine la celebre Scuola islamica superiore di sharī‘a e teologia (o VIŠT), aperta a Sarajevo nell’a.a. 1935-1936 e chiusa nel 1946. In quell'anno l’edificio della VIŠT[5] fu nazionalizzato e per molto tempo fu adibito a museo della città di Sarajevo.

 

A unificare queste esperienze di insegnamento islamico superiore è l’attenzione costante all’adattamento di piani di studio e programmi educativi ai bisogni dei musulmani di Bosnia-Erzegovina e dei Balcani, interpretando il discorso religioso alla luce dei cambiamenti verificatisi nella regione e in particolare dell’affermazione di sistemi statuali laici e dell’avanzata della secolarizzazione.

 

Dopo la Seconda guerra mondiale, per trent’anni non c’è stata in Bosnia-Erzegovina (così come in tutti i Balcani, con l’eccezione della parte europea della Repubblica di Turchia) alcuna istituzione islamica di istruzione superiore. La situazione è cambiata nel 1977, con la creazione a Sarajevo della Facoltà di Teologia islamica, alla quale, nel 1993, si sono aggiunte l’Accademia di Pedagogia islamica di Zenica e quella di Bihać.

7. Karic Bosnia [Kashfi Halford - Flickr].jpg

Ragazze all'esterno della moschea di Sarajevo [Kashfi Halford - Flickr]

 

Ufficialmente inaugurata il 29 settembre 1977, conformemente ai decreti emessi dalle autorità della comunità islamica della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, la Facoltà di Teologia islamica ha accolto i primi studenti nell’a.a. 1977/1978. Fino al 1992 questa istituzione ha attratto un numero crescente di studenti dalle repubbliche e dalle regioni dell’allora Jugoslavia (bosgnacchi, albanesi, macedoni), continuando a lavorare anche durante l’aggressione serba alla Bosnia-Erzegovina tra il 1992 e il 1995, anche se con meno studenti e un programma speciale di lezioni e corsi.

 

Molti laureati di queste Facoltà hanno trovato impiego nelle comunità islamiche della diaspora bosniaca in Europa, dove lavorano come imam o insegnanti di religione Nella prima fase (dal 1977 all’a.a. 1991-1992), la Facoltà si è concentrata sull’insegnamento delle materie islamiche fondamentali (Corano, esegesi, hadīth, dottrina, giurisprudenza, storia dell’Islam) e su alcune delle cosiddette materie profane (filosofia, sociologia, stato e legge, etica...), considerate perlopiù supplementari. In questo periodo, il compito della Facoltà di Teologia islamica è stato quello di formare “teologi islamici con un orientamento generale” e futuri imam, predicatori, insegnanti, professori per le madrase, funzionari amministrativi della comunità islamica. Nell’a.a. 1992/1993 la Facoltà ha creato un dipartimento di Pedagogia, in cui sono state introdotte diverse materie aggiuntive, mentre sono state ridotte le cosiddette materie teologiche. L’allora preside della Facoltà, Omer Nakičević, ha spiegato la creazione di questo dipartimento con la necessità di aumentare il numero di insegnanti e professori di educazione religiosa[6], una materia che era stata introdotta nelle scuole della Bosnia-Erzegovina indipendente durante la guerra. Inoltre, la grande affluenza di rifugiati musulmani dai Balcani aveva fatto aumentare in diversi Paesi europei il bisogno di imam e insegnanti di religione islamica.

 

Alla luce di questo sviluppo, nell’a.a. 1994/1995 la Facoltà di Studi islamici ha introdotto gli studi post-laurea. Conformandosi al cosiddetto processo di Bologna (ratificato nel 1999), nel 2001/2002 la Facoltà di Studi islamici ha avviato e intensificato i lavori di revisione dei piani di studio e dei programmi formativi. Una commissione istituita a questo scopo dal Consiglio accademico e diretta dal professor Fikret Karčić ha svolto un lavoro enorme e nell’a.a. 2002/2003 è iniziata l’ambiziosa attuazione di questa riforma. Sono stati introdotti i semestri e il sistema di crediti e create nuove cattedre, mentre l’insegnamento è stato reso più dinamico. Il 29 settembre del 2004, inoltre, la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo è stata affiliata all’Università di Sarajevo.

 

Nell’a.a. 2006/2007, nella Facoltà di Studi islamici è stato istituito un terzo dipartimento per gli imam, i predicatori e gli insegnanti. Sulla decisione ha influito il decreto della Rijaset (la presidenza NdR) della comunità islamica, in base al quale tutti gli imam avrebbero dovuto essere titolari di un diploma d’istruzione superiore, mentre gli imam delle regioni più distanti (Bihać, Tuzla, Travnik) avrebbero dovuto essere aiutati a completare la loro istruzione con corsi attivati presso delle succursali. A differenza dei corsi dispensati dal dipartimento di Teologia e da quello di Pedagogia, che sono strutturati in otto semestri, i corsi del Dipartimento per la formazione degli Imam sono organizzati in sei semestri.

 

Negli ultimi vent’anni la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo ha rappresentato una delle principali istituzioni educative islamiche in Bosnia-Erzegovina, mentre dal 1996 essa si è affermata anche a livello internazionale, iniziando a collaborare in vario modo con le istituzioni accademiche estere nell’organizzazione di seminari, conferenze e convegni, e firmando diversi accordi di cooperazione con facoltà e università in Oriente e in Occidente, oltre che con altri istituti superiori di educazione islamica in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani. Inoltre, i professori della Facoltà di Studi islamici sono stati spesso coinvolti in conferenze e progetti accademici in patria e all’estero.

 

La Facoltà di Studi islamici di Sarajevo ha optato per un “Islam intellettuale bosniaco”, mentre le Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica e Bihać offrono “un Islam neo-salafita moderato universale” Da più di dieci anni, la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo offre anche un programma di tre mesi chiamato Diploma in Studi islamici (DIN), sia in inglese sia in bosniaco, al quale si sono iscritti molti bosniaci ed erzegovesi laici – tra cui avvocati, giornalisti, politologi, psicologi, assistenti sociali (sia musulmani che non musulmani) e teologi di altre religioni –, così come molti diplomatici, politici e uomini d’affari occidentali (americani, inglesi, spagnoli, tedeschi, francesi, sloveni...), che hanno frequentato il corso in inglese. Molti hanno guardato con interesse a questa esperienza, vedendovi un nucleo del futuro Dipartimento (o Facoltà) in lingua inglese. Questo consentirebbe agli studenti provenienti dall’Europa e dall’estero di svolgere il percorso di Studi islamici in inglese, e risponderebbe alle crescenti esigenze provenienti dall’Europa occidentale. Analogamente, sarebbe importante pensare a un programma simile in lingua araba.

 

La Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica

La Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica rappresenta l’evoluzione dell’Accademia di Pedagogia islamica (IPA), fondata nella stessa città nell’agosto 1993. La creazione dell’IPA è stata approvata dall’Assemblea della comunità islamica di Bosnia-Erzegovina[7] e può essere considerata una risposta al bisogno di insegnanti di educazione religiosa, ma anche allo stato d’assedio in cui si è trovata Sarajevo tra il 1992 e il 1995. L’Accademia di Pedagogia islamica di Zenica ha infatti iniziato a formare gli insegnanti di religione a causa dell’isolamento in cui si è trovata la Facoltà di Studi islamici della capitale bosniaca. Si tratta perciò del secondo istituto di formazione islamica superiore in Bosnia-Erzegovina.

 

Ai sensi del provvedimento con cui il Ministero dell’educazione, della scienza, della cultura e dello sport della Federazione di Bosnia ed Erzegovina ha approvato la creazione dell’Accademia, quest’ultima era abilitata a «formare gli studenti che, al termine dei due anni accademici, ottengono il titolo professionale di “insegnante di educazione religiosa islamica”»[8]. La vocazione e il percorso educativo di questa istituzione si collocano nel solco della Dar al-muallimin, la Scuola per gli insegnanti di religione islamica fondata nel 1892.

 

Come le altre istituzioni islamiche di insegnamento superiore in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani occidentali, anche l’Accademia di Pedagogia islamica di Zenica ha intrapreso (e poi continuato, come Facoltà di Pedagogia islamica) un processo dinamico di cambiamento e adattamento dei piani di studio ai tempi incerti del dopoguerra, mediando tra le necessità della comunità islamica di Bosnia-Erzegovina, quelle dell’Università di Zenica e i bisogni degli studenti, che reclamano un loro posto nella società. Seguendo le tendenze in atto a livello locale e regionale, nel 2004 l’Accademia di Pedagogia islamica di Zenica è diventata membro associato dell’Università di Zenica, modificando in profondità il suo programma formativo, per trasformarsi, nell’a.a. 2005, nella Facoltà di Pedagogia islamica dell’Università. Un’evoluzione simile ha caratterizzato l’Accademia di Pedagogia islamica di Bihać.

 

Oggi la Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica ha tre dipartimenti: il Dipartimento di Educazione religiosa islamica, il Dipartimento di Pedagogia sociale e il Dipartimento di Educazione infantile[9]. Le lezioni che vi vengono impartite sono a loro volta collegate a quattro cattedre: la cattedra di Scienze religiose, quella di Pedagogia sociale, quella di Civiltà e pensiero islamico, e la cattedra di Lingue e Letterature orientali[10.

 

Molti studenti erano rifugiati, orfani o appartenenti ad altri gruppi disagiati I piani di studio di questa Facoltà denotano lo sforzo di armonizzare le discipline islamiche classiche con le scienze pedagogiche moderne. Inoltre, a differenza dei suoi omologhi di Bihać e Novi Pazar, la Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica ha rivolto un’attenzione particolare alle esigenze locali e regionali di formazione dei nuovi educatori religiosi, e i suoi sforzi in questo ambito possono essere considerati innovativi[11. I dati sul numero di studenti iscritti a questa Facoltà lasciano pensare che questo istituto di formazione possa crescere in modo significativo e ottenere ottimi risultati.

 

La Facoltà di Pedagogia islamica di Bihać

In quella che oggi corrisponde pressappoco all’area del Cantone dell’Una-Sana, nel 1992 è stata introdotta nelle scuole primarie e secondarie l’educazione religiosa. In questa parte della Bosnia-Erzegovina, l’istruzione ha molto risentito dei problemi e degli impedimenti legati alla guerra ed è stata particolarmente avvertita la carenza di insegnanti di religione.

 

Per questo i rappresentanti religiosi della zona hanno chiesto alla Rijaset della Comunità islamica di Bosnia-Erzegovina di poter istituire anche qui un’Accademia di Pedagogia islamica. La Rijaset ha dato il suo assenso nella sessione del 25 dicembre 1995[12, e i primi studenti si sono iscritti nell’a.a. 1996/1997, seguendo le lezioni nei locali ristrutturati del Muftijstvo (gli uffici del Mufti, NdR) della città.

 

Il 30 giugno del 1997, l’Accademia è stata annessa all’Università di Bihać. L’11 dicembre dello stesso anno, l’Alto comitato saudita per il soccorso della Bosnia-Erzegovina ha firmato un contratto per la costruzione dell’edificio che avrebbe ospitato la sede permanente dell’IPA. La prima sessione di laurea ha avuto luogo il 17 maggio 2000, quando trentatré studenti hanno ricevuto il diploma di insegnante di religione. L’Accademia è stata poi trasferita nel nuovo edificio all’inizio di settembre 2002[13.

 

Come l’IPA di Zenica, anche l’Accademia di Pedagogia islamica di Bihać è stata trasformata in Facoltà in virtù del già citato decreto dell’Assemblea della comunità islamica in Bosnia-Erzegovina del 30 aprile 2005. Secondo i dati pubblicati negli annuari del Glasnik Rijaseta Islamske zajednice di Bosnia-Erzegovina, il numero degli studenti iscritti alla Facoltà di Bihać è inferiore rispetto agli studenti della Facoltà di Studi islamici di Sarajevo e della Facoltà pedagogica islamica di Zenica, un dato che dev’essere interpretato alla luce del fatto che la Facoltà di Bihać è orientata, più delle altre Facoltà islamiche, ai bisogni locali.

 

È opinione diffusa che queste tre Facoltà islamiche abbiano oggi il compito di soddisfare il bisogno, a livello locale e regionale, di personale religioso, e dunque di imam, predicatori, insegnanti di religione e laureati da impiegare nelle strutture amministrative della comunità islamica in Bosnia-Erzegovina. Non bisogna tuttavia dimenticare che diversi laureati di queste Facoltà hanno trovato impiego nelle comunità islamiche della diaspora bosniaca in Europa, dove lavorano come imam o insegnanti di religione, e alcuni di loro hanno conseguito un master (o sono in procinto di conseguire il dottorato di ricerca) presso università europee.

 

Se si considera l’elevato numero di studenti che si sono laureati in queste tre Facoltà in un arco temporale relativamente breve, c’è da aspettarsi un esubero di personale teologico e religioso-pedagogico, di imam, insegnanti di religione e predicatori, una tendenza che è evidente da alcuni anni e che le istituzioni competenti della Comunità islamica di Bosnia-Erzegovina, la Rijaset in primis, dovrebbero porre urgentemente al centro della loro attenzione.

 

Se, come si è visto, questi tre casi di istruzione islamica superiore sono accomunati da tendenze unitarie, ognuna di esse presenta dei tratti distintivi. Štefan Machaček, per esempio, ha messo in luce come la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo abbia optato per un “Islam intellettuale bosniaco”, mentre le Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica e Bihać offrono “un Islam neo-salafita moderato universale”[14. Lo stesso autore afferma inoltre, con grande ottimismo, che le esperienze delle comunità islamiche nei Balcani potrebbero essere d’esempio per le istituzioni dell’Unione europea nell’affrontare i problemi relativi all’educazione religiosa delle minoranze musulmane in Europa occidentale[15.

 

Le Facoltà islamiche di Serbia, Kosovo e Macedonia

L’istituzione di Facoltà islamiche non si è tuttavia limitata alla Bosnia-Erzegovina, ma ha coinvolto anche Serbia (Novi Pazar, Sandžak), Kosovo (Pristina) e Macedonia (Skopje). Si è inoltre tentato di creare una Facoltà islamica a Zagabria, nella Repubblica di Croazia.

La comunità islamica in Serbia (che va distinta dalla comunità islamica di Serbia, con cui la Rijaset di Sarajevo non ha relazioni ufficiali) gestisce diverse istituzioni educative a Novi Pazar, in particolare la madrasa di Isa-bey e la Facoltà di Studi islamici (che, come le altre istituzioni citate, ha subito diverse metamorfosi non solo nel nome, ma anche nei piani di studio, nel personale accademico, etc.).

 

L’Accademia di Pedagogia islamica di Novi Pazar è stata istituita con il Decreto dell’Assemblea della Comunità islamica del Sangiaccato il 12 maggio 2001[16], ed era inizialmente una scuola superiore biennale. Già nel 2003, l’Accademia era stata trasformata in una Scuola superiore con il nome di “Accademia islamica”, della durata di tre anni. Nel 2005, questa istituzione è diventata l’“Accademia di Studi islamici”, nella quale si segue un corso quadriennale, ai sensi del decreto emesso dalla Mešihat locale. L’Accademia è stata ancora rinominata “Facoltà di studi islamici” con il decreto promulgato il 6 maggio 2006 dall’Assemblea della comunità islamica del Sangiaccato. Questa Facoltà ha due dipartimenti: il Dipartimento di Studi islamici, che pone l’accento su un approccio moderno alle materie islamiche tradizionali, e il dipartimento di Pedagogia, che si concentra sulle discipline necessarie agli insegnanti di educazione religiosa. I laureati di questa Facoltà, che lotta per mantenere il proprio ruolo in un’area dove è alta la competizione tra istituzioni educative, tendono a cercare lavoro soprattutto nel Sangiaccato.

 

Dal 1992 le madrase e le Facoltà islamiche in Bosnia-Erzegovina hanno svolto anche il ruolo di istituzioni sociali umanitarie Quanto al Kosovo, in seguito alla disgregazione della comunità islamica nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e allo scioglimento del Senato islamico supremo (con sede a Sarajevo fino al 1993), i musulmani di questo Paese hanno creato la Comunità islamica (Bashkësia Islame e Kosovës), con sede a Pristina. Oltre alla madrasa Alaudin, che esisteva già (e che insieme alla madrasa Gazi Husrev Beg è stata per lungo tempo l’unica scuola per la formazione islamica superiore nella Jugoslavia socialista[17]), nel 1992 è nata a Pristina la Facoltà di Studi islamici. Si tratta dell’istituzione educativa islamica di grado più alto, e i suoi studenti sono perlopiù albanesi provenienti dal Kosovo, dall’Albania, dalla valle di Preševo (in Serbia) e dal Montenegro. Le lezioni si tengono in albanese e la Facoltà ha lo statuto di istituto educativo privato (non fa parte dell’Università di Pristina). Questa Facoltà forma imam e insegnanti di religione, il suo percorso di studio è strutturato in otto semestri, e i piani di studio seguono il modello delle altre istituzioni educative islamiche dei Balcani, in primis quello della Facoltà islamica di Sarajevo. La Facoltà ha un solo dipartimento, il Dipartimento di Teologia islamica, dove si privilegiano le discipline islamiche tradizionali[18], mentre come sappiamo, nella pratica universitaria europea prevalgono gli approcci moderni.

 

A Skopje, la Facoltà di Studi islamici è stata fondata nel 1997 dalla Comunità islamica della Repubblica di Macedonia[19]. Collegata logisticamente alla madrasa di Isa Bey, nel 2008 questa Facoltà è stata autorizzata da un decreto del Parlamento della Repubblica di Macedonia a operare come istituto di istruzione superiore privato e pubblico (senza scopo di lucro).

Diversi anni fa la Mešihat della comunità islamica di Zagabria ha svolto un’indagine e dei colloqui preliminari per la creazione di una Facoltà islamica, che avrebbe dovuto chiamarsi Facoltà di Studi islamici e sociali, ma per il momento l’idea non è ancora stata realizzata. Probabilmente l’iperproduzione di personale specializzato nell’insegnamento teologico e religioso islamico nei Balcani ha temporaneamente “raffreddato” i cittadini di Zagabria, che hanno abbandonato l’idea di un’istituzione islamica d’istruzione superiore.

 

Sfide e bisogni contemporanei

Come emerge dal percorso presentato fin qui, la prima sfida con cui hanno dovuto fare i conti gli istituti superiori di insegnamento islamico è stata rappresentata dalla situazione post-bellica. Le efferatezze della guerra che nei Balcani occidentali è durata dal 1991 al 1999 possono essere paragonate alla catastrofe prodotta in questa zona dalla Seconda guerra mondiale, se non sono addirittura peggiori. Secondo le statistiche e le analisi disponibili, i musulmani sono il gruppo religioso che ha sofferto di più durante l’aggressione alla Bosnia-Erzegovina. Sono fatti di cui bisogna tenere conto ogni volta che si parla di insegnamento islamico superiore in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani dal 1990 in poi. In quest’area, durante il periodo postbellico, le istituzioni islamiche d’insegnamento superiore hanno infatti dovuto assolvere il proprio compito in condizioni poco favorevoli allo sviluppo della scienza, della cultura e dell’educazione, ostacolate dalla perdita di migliaia di vite umane (genocidio e atti genocidi), dalla distruzione del patrimonio culturale e religioso (culturicidio e urbicidio) e dai cambiamenti avvenuti all’interno di una tradizione islamica riconoscibile, che aveva mantenuto i suoi sistemi di valori anche durante l’epoca del socialismo, quando si trovava ai margini della vita ed era considerata un fatto residuale privato.

 

Occorre poi considerare che in questo periodo molti studenti erano rifugiati, orfani o appartenenti ad altri gruppi disagiati. Per questo motivo possiamo affermare che dal 1992 le madrase e le Facoltà islamiche in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani hanno svolto anche il ruolo di istituzioni sociali umanitarie. Molti studenti si sono iscritti alle madrase e alle Facoltà islamiche perché vi hanno trovato un’istruzione più economica (o addirittura gratuita), un fatto che però impedisce alle Facoltà islamiche di selezionare gli studenti migliori (con la garanzia di borse di studio e possibilità di lavoro).

 

Un ulteriore problema è rappresentato dall’atomizzazione delle Facoltà islamiche. Benché formalmente vi sia una collaborazione molto intensa tra gli insegnanti e i professori delle diverse Facoltà (ad esempio, i professori di Sarajevo insegnano a Novi Pazar, i professori di Bihać o di Zenica insegnano a Sarajevo e viceversa), si tratta in realtà di un rapporto superficiale, che non tocca le questioni fondamentali dei processi educativi, come l’uniformazione dei livelli d’insegnamento e il reale bisogno della comunità islamica di imam e insegnanti di religione. Sebbene siano stati firmati molti accordi di collaborazione, di fatto queste Facoltà islamiche agiscono in maniera indipendente e sono ridotte alle loro relazioni locali, in una sorta di “cantonizzazione”.

 

Per contrastare quest’atomizzazione, negli ultimi anni è stata promossa l’idea di creare un’università islamica di Bosnia-Erzegovina, una proposta a cui ha accennato in più di un’occasione l’ex Reis-ul-ulema Mustafa Cerić. Nella Bozza di proposta per la creazione dell’università Gazi Husrev Beg[20], Cerić immaginava che la Facoltà di Studi islamici di Sarajevo e la biblioteca di Gazi Husrev Beg potessero essere all’origine di una futura università islamica internazionale. Štepan Machaček vede nella Facoltà di Studi islamici e nella tradizione maturata in Bosnia-Erzegovina nell’ambito dell’educazione islamica l’opportunità per la creazione di una al-Azhar europea a Sarajevo[21].

La creazione di un’università di questo tipo permetterebbe di mettere maggiormente a frutto l’identità spirituale delle Facoltà islamiche della Bosnia-Erzegovina, fissando degli standard distintivi del processo di adattamento dell’interpretazione dell’Islam alle esigenze odierne e al contesto europeo del futuro.

 

Rimangono infine alcuni problemi pratici. Le Facoltà islamiche infatti devono ancora risolvere diverse questioni relative alla condizione degli studenti (dormitori, borse di studio, opportunità di lavoro post-laurea...). Non c’è inoltre alcun coordinamento tra le Facoltà islamiche e gli organi della comunità islamica (Muftijstva e Rijasat) nella pianificazione generale dei futuri sbocchi professionali per i laureati in Studi islamici. C’è il rischio che nei Balcani Facoltà islamiche e madrase agiscano come isole in una realtà che conoscono poco e alla quale non preparano i loro laureati: una prospettiva localistica e volontaristica da cui deriva il problema della mancanza di criteri univoci nella formazione e nello studio delle discipline educative, e nella valutazione delle forme classiche di conoscenza islamica di cui c’è effettivamente bisogno nel contesto europeo odierno.

 

Non disponiamo inoltre di ricerche locali, bosniache e balcaniche, dalle quali capire oggettivamente come i laureati delle nostre facoltà islamiche operano nel resto dell’Europa (Austria, Germania, Svizzera), e questo nonostante la grande attenzione che le nostre Facoltà islamiche rivolgono a tale contesto.

Sarebbe inoltre molto importante introdurre l’insegnamento di materie relative alla teoria e alla pratica giuridica e legislativa dell’Unione europea. Fino ad oggi questi temi sono stati trascurati, ma noi riteniamo che possano essere d’aiuto ai futuri imam e insegnanti di religione per una corretta interpretazione tanto dell’Islam in Europa quanto dell’idea dell’Europa che si diffonde tra i cittadini musulmani del Continente.

Sono queste le grandi questioni di cui si dovrà tener conto in futuro quando si dovrà valutare il lavoro delle nostre Facoltà in questo difficile dopo-guerra.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
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[1] Ufficialmente e formalmente nota come Facoltà di Teologia islamica (chiamata informalmente ITEF - Islamski teološki fakultet), nel 1991 questa istituzione ha cambiato il proprio nome in Facoltà di Studi islamici (FIN-Fakultet islamskih nauka). La maggioranza dei membri del Collegio docenti ha infatti ritenuto inadeguato il titolo con cui la Facoltà era stata istituita e aperta il 29 settembre 1977 dal momento che la teologia in quanto tale è estranea all’Islam e che nell’Islam non esiste un clero.

[2] Per una panoramica dettagliata della storia della Facoltà di Teologia islamica (o Facoltà di Studi islamici) di Sarajevo si veda Omer Nakičević, Historijski razvoj Fakulteta islamskih nauka (1887.-1998.), Fakultet islamskih nauka, Sarajevo 1998.

[3] Si veda Behija Zlatar, Gazi Husrev-beg, Orijentalni institut, Sarajevo 2010.

[4] Si veda Enes Durmišević, Šerijatska sudačka škola (La scuola di giurisprudenza islamica) in Enes Durmišević, Šerijatsko pravo i nauka šerijatskog prava u Bosni i Hercegovini u prvoj polovini XX stoljeća, Pravni fakultet Univerziteta u Sarajevu, Sarajevo 2008, p. 106 e ss.

[5] È l’edificio in cui oggi ha sede la Facoltà di Studi islamici e rappresenta un vero gioiello architettonico. Donato dall’Impero austro-ungarico alla comunità islamica, a partire dal 1887 ospitò la sede della Scuola di Magistratura islamica.

[6] Per un approfondimento del tema si veda Omer Nakićević, Historijski razvoj Fakulteta islamskih nauka (1887.-1998.).

[7] Secondo il sito dell’Accademia di Pedagogia islamica (l’odierna Facoltà di Pedagogia islamica) di Zenica, la data corretta della nascita di questa istituzione va collocata alla fine di agosto 1993: «La Facoltà di Pedagogia islamica di Zenica è stata istituita il 28 agosto 1993 dal Decreto dell’Assemblea della comunità islamica di Bosnia-Erzegovina n. 6/93». (https://bit.ly/2ZdCWl8)

[8] Secondo il sito della Facoltà pedagogica islamica di Zenica, https://bit.ly/2ZdCWl8

[9] Si veda https://bit.ly/2vdwFIx

[10] Si veda https://bit.ly/2GlEzVs

[11] Si veda Ahmet Alibašić, Islamic Higher Education in the Balkans (A Survey) in Jorgen Nielsen et. al. (a cura di), The Yearbook of Muslims in Europe, Brill, Leiden 2010, p. 634.

[12] Questi dati sono stati raccolti parzialmente sul sito https://bit.ly/2DnLCMv

[13] Nella seconda sessione, il 10 luglio 2003, si sono laureati cinquantuno studenti, mentre nella terza sessione, tenutasi il 9 luglio 2005, hanno ricevuto il diploma trentasei studenti.

[14]Štepan Machaček, Islamic Educational System in Bosnia and its Prospective Contribution to the Place of Islam in European Schools, Akademie der Diozese Rottenburg-Stuttgart 2009, p. 4, https://bit.ly/2IvlSls

[15] Ivi, p. 1.

[16] Questi dati sono in parte estrapolati dal sito della Facoltà di Studi islamici di Novi Pazar, https://bit.ly/2PgenQ6

[17] Nell’allora Repubblica socialista di Macedonia, la madrasa di Isa Bey di Skopje è stata riaperta nel 1984.

[18] I nostri dati si basano sul testo di Xhabir Hamiti, Religious education in Kosovo, https://bit.ly/2IPaC31. Si veda anche: Idem, Islamic education in Kosovo in Ednan Aslan (a cura di), Islamic Education in Europe, Bohlau Verlag, Vienna 2009.

[19] Si veda www.fshi.edu.mk

[20]Si veda Mustafa Cerić, A Draft Proposal for the Gazi Husrevbey University, a cura di Willem B. Drees e Pieter Sjord van Koningsveld, Leiden University Press, Leiden 2008, pp. 326-332.

[21] Si veda Štepan Machaček, “European Islam“ and Islamic Education in Bosnia-Herzegovina in «Südost Europa» n. 4 (2007), p. 420.

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Enes Karić, Le Facoltà islamiche dei Balcani: un modello per l’Europa?, «Oasis», anno XV, n. 29, luglio 2019, pp. 77-87.

 

Riferimento al formato digitale:

Enes Karić, Le Facoltà islamiche dei Balcani: un modello per l’Europa?, «Oasis» [online], pubblicato il 13 settembre 2019, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/facolta-islamiche-balcani-bosnia-serbia-kosovo-macedonia.

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